Quando ci si trova a descrivere un’attrattiva come il Vicolo d’Oro, occorre necessariamente operare uno sforzo non indifferente per riuscire a scinderne gli elementi, in parte costituenti una realtà storica certa e affermata, e in parte un folto sottobosco di leggende capaci di acuirne fama e fascino ai quali i turisti non possono che rispondere catapultandosi a Praga al fine di ricercare quella piccola via tanto raccontata.

Informazioni utili

La visita allo Zlatá ulička è inscritta negli itinerari di visita al castello, che ricordiamo essere due, A e B, a esclusione del C ch’è il più limitato. Costo del biglietto a partire da 250 corone pro capite, per arrivare a 700 corone in caso di affluenza dell’intero nucleo famigliare. Possibili visite guidate o con ausilio di audio guide multilingua.

Orari

Periodo d’apertura da novembre a marzo, tutti i giorni con orario 9-16, da aprile a ottobre con orario 9-18.

Come arrivare

Per raggiungere il Castello ergo il Vicolo occorre camminare lungo via Nerudova. In metropolitana si arriva fino a Malostranskà Hradcanske, nelle immediate vicinanze. Disponibili i tram 12, 22 e 23 con fermata a Malà Strana.

La storia

Quella che si potrebbe definire poeticamente come “graziosa intercapedine urbana” s’insinua nel quartiere di Hradčany, entro i confini del Castello della città e lungo la linea delimitata dalla Torre Bianca e dalla Torre di Dalibor.

Proprio al maniero praghese deve di fatto la propria esistenza, suffragata da circostanze di natura più logistica che romantica: risale alla fine del XVI secolo la decisione di Rodolfo II d’Asburgo di creare una sorta di sub quartiere su retto tracciato d’egida fortilizia per offrire un domicilio alle guardie della roccaforte (con rispettive famiglie), non potendo disporre di spazi più esterni.

Mutevole al trascorrere del tempo, volubile per antonomasia, il vicolo ha poi avuto funzione di rifugio per una frangia di popolazione indigente e successivamente ha acquisito prestigio incontrando una seria rivalutazione di natura artistico-architettonica cui si deve la compostezza delle graziose casette (alcune alte poco più di un metro), cromaticamente diversificate e incredibilmente sradicate dall’ideale stilistico archetipico locale: è sintomatico che le sedici casupole disposte ordinatamente l’una in fila all’altra ammicchino alle suggestioni infuse dalle concezioni urbane di tanti altri paesi, in primis quelli nordici, passando dall’ispirazione british del classico villaggio intracittadino all’agglomerato più rude della logica anglosassone.

Case nel Vicolo d'Oro

L’apice dello Zlatá ulička è raggiunto all’inizio del ‘900, quando il vicolo diviene una sorta di consesso di illustri personaggi, a cominciare da Franz Kafka, che qui s’insediò dal 1916 occupando l’interno 22, adibito a studio privato. Con lui presero via via posto come vicini tal altri colleghi quali Jiří Mařánek, Jaroslav Seifert e František Halas, tutti d’accordo – a quanto pare – nel ritenere il Vicolo d’Oro una zona franca esclusiva perché incastonata nella sublimità dell’abitato.

Persa la duttilità domiciliare, le case salutano per sempre i loro inquilini con l’avvento dei due epocali conflitti mondiali, a seguito dei quali non fecero più ritorno popolari personalità aggiuntesi prima degli anni ’50: tra loro figuravano un orefice, un erborista e un certo Kazda, che ha avuto – a quanto si racconta – il merito di aver salvaguardato cimeli cinematografici e pellicole della Settima Arte praghesi sottraendole alle razzie naziste. La seconda vita del Vicolo d’Oro si connota al ricordo proprio degli anni bellici e prebellici, assumendo la conformazione di una piccola enclave mercatale consistente in piccole botteghe di souvenir artigianali, manufatti lignei e libri datati.

La leggenda

E’ però alla leggenda che il nome della strada si conforma in tutto e per tutto: Vicolo d’Oro sta a indicare la passata presenza (relegata tra le falsità folckloristiche che nulla hanno a che fare con la storia ma che, ad ogni modo, seguitano a sussistere suggestionando le fantasie individuali) di un gruppo di alchimisti incaricati da Rodolfo II di perseguire l’obiettivo di tramutare il ferro in oro attraverso continui esperimenti e la mitica ricerca della misteriosa pietra filosofale. L’imperatore (e questo è però documentato) nutriva fervido interesse nei confronti della scienza alchemica e dell’esoterismo, strizzando l’occhio all’ambiguo campo della magia con languido desiderio di ottenere quelle risposte che, tuttavia, non arrivarono mai.

Il restauro

Catapultati nuovamente tra le sicure viscere del reale, ci troviamo oggi a constatare una complessiva risurrezione del Vicolo, sottoposto a un lungo e attento restauro che lo ha consegnato alle correnti turistiche il 1° giugno 2011, per la felicità dei visitatori provenienti da ogni angolo del mondo. Oggi la metà delle casette si presta ad accogliere una mostra permanente volta a illustrare gli ultimi cinque secoli di vita di questa attrattiva.

Tour del Vicolo d’Oro